Ci siamo, anche quest'anno è arrivata la Pasqua, e anche questa volta migliaia e migliaia di agnellini innocenti saranno sacrificati sulle tavole italiane, senza pietà e, aggiungo io, senza motivo.
Ma perché si festeggia la Pasqua?
E perché si uccidono gli agnelli?
Ora, qualcuno fra di voi starà pensando all'agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo, non è vero? Se mi seguite in questo articolo, vi dimostro che vi sbagliate, e che state facendo una cosa che non vi compete.
La Pasqua
Il termine "Pasqua" deriva dalla parola ebraica "pesàh", che significa "passaggio". Come tanti tra voi sapranno sicuramente, tutto ciò si rifà all'Antico Testamento, la storia del popolo d'Israele, la loro prigionia in Egitto, e la liberazione dopo tante traversie con il famoso passaggio del Mar Rosso. Ecco, questo episodio in particolare è stato la miccia che ha scatenato il perpetuarsi di questa festa nei secoli. Nella notte prima di partire, Dio parlò a Mosè ordinando per il popolo questa cerimonia: "Mangerete l'agnello con le erbe amare e con il pane senza lievito, in piedi, prima di partire". Questo è dovuto al fatto che tutti gli ebrei, all'epoca, erano una popolazione nomade, che viveva nelle tende, e possedeva greggi di pecore. Ovvio che a primavera erano tutti in possesso di giovani agnelli nati da poco. Di sicuro in quei tempi non si andava al supermercato a comprare pezzi di agnelli incartati in pacchetti coperti di plastica trasparente. Ovvio che Dio diceva di consumare un cibo facilmente reperibile per loro. Ma non direbbe la stessa cosa a te oggi. Dio non è un matto.
C'è un altro significato molto importante nel fatto di consumare agnello. Prima di mangiarlo, gli ebrei dovevano ucciderlo, recuperare qualche goccia di sangue e con quella bagnare gli stipiti della porta di casa. Quel sangue avrebbe contraddistinto le case del popolo di Dio e li avrebbe risparmiati dalla sua ira. Con il sacrificio di Gesù, eterno agnello vivente, molti anni dopo, quello stesso sangue, per ogni credente che ci crede, è il segno che lo risparmia e lo salva.
Una volta terminato l'esodo dall'Egitto e quando finalmente gli ebrei raggiunsero la Palestina, la loro terra promessa, stabilirono la "pesàh" come loro festa perpetua, per ricordare l'uscita dall'Egitto, come una parafrasi della liberazione dalla schiavitù. Ma oggi non è più obbligatorio continuare ad uccidere agnelli, infatti, secondo la tradizione ebraica, la celebrazione della "pesàh" si può fare semplicemente con uno stinco d'agnello arrostito o un collo di pollo, solo per richiamare il passato, non per ripeterlo pedissequamente. Quello che non può assolutamente mancare, invece, è il pane senza lievito con le erbe amare, per ricordare "l'amarezza" della schiavitù.
Quando Gesù mangiò la "pesàh" con i suoi discepoli, la famosa ultima cena, si soffermò sul pane e il vino, non sull'agnello, che non viene neanche nominato. Questo perché? Perché l'agnello da quel momento in poi sarebbe stato lui stesso, sacrificato sulla croce per il peccato dell'intera umanità, non più soltanto per il popolo ebreo. Ma una cosa fatta è fatta. Perché farla ancora? Perché continuare ad uccidere migliaia di agnelli, me lo spiegate? Non c'è alcuna base biblica che possa giustificare un tale massacro, se non una stupida consuetudine senza senso.
Ecco perché vi supplico: mettete fine a questa strage di agnelli in questo giorno. E non solo gli agnelli, anche le galline, i vitelli, i maiali, andrebbero rispettati un po' di più, non trattati come pezzi di carne da ammassare in improbabili gabbie da allevamento intensivo, con una vita miserabile di sofferenza. La carne che mangiamo è una carne che ha sofferto tutta la vita. Come può dare giovamento alla nostra vita?
Oggi, più che accaparrarci agnelli sugli scaffali, aumentiamo la nostra dose di rispetto per ogni genere di vita sulla terra, anche quella destinata alla nostra alimentazione.
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