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venerdì 5 maggio 2023

ATTENZIONE ALLA MARMELLATA GIUSTA

Siamo tutti d'accordo sul fatto che i prodotti biologici offrano diversi vantaggi, ma attenzione: anche i prodotti con il marchio Bio a foglia verde possono nascondere caratteristiche inaspettate. 


L'antica usanza di conservare la frutta per le stagioni più fredde ha fatto molta strada: col tempo l'industria di confetture (a base di frutta) e marmellate (a base di agrumi), che sfrutta l'azione del calore per dare consistenza alle preparazioni e lo zucchero per prolungarne la conservazione, si è sofisticata fino quasi a perdere contatto con la materia prima. Il prodotto biologico è riuscito a invertire questa rotta: sono per lo più i produttori di confetture e marmellate bio ad aver riportato le buone vecchie abitudini nella preparazione di queste leccornie, garantendo un prodotto più sano e rispettoso dell'ambiente. 
I consumatori probabilmente ne sono già consapevoli dato che, in base ai dati del 2018, le confetture occupano oltre un terzo del settore alimentare bio.


Nessuna traccia di pesticidi

Scegliere un prodotto biologico significa soprattutto scegliere di tutelare il territorio e l'ambiente, dal momento che le marmellate biologiche devono contenere non solo il 100% da frutta di coltivazione biologica, ma anche uno zucchero di origine completamente biologica. La frutta bio è di migliore qualità, perché non è entrata in contatto con pesticidi, erbicidi o agenti chimici di nessun tipo. 

Un ritorno alla tradizione

Un fattore che premia il biologico è che proprio questo settore ha riportato in auge frutti che sembravano dimenticati, selezionati con cura nelle loro diverse varietà. Insomma, ci ha permesso di riscoprire dei sapori della tradizione che erano stati spazzati via dalla monotonia della trinità fragola, ciliegia e albicocca, che comunque continuano a primeggiare nei consumi di larga scala. Basti pensare alle confetture dal sapore antico come quelle di prugna ramassin, rosa canina, uva spina o anche ribes. 


La cottura è più delicata

Spesso i produttori bio scelgono una cottura delicata in grandi pentole sottovuoto a bassa temperatura, che permette di ottenere una composta dalla consistenza morbida che esalta il sapore naturale della frutta. Non costringe quindi a ricorrere ad aromi e altre sostanze tipiche del settore industriale, che comunque, negli ultimi anni, si sta facendo "contagiare" in positivo, riducendo il numero di ingredienti delle marmellate. In definitiva, la spinta del settore bio, sia nell'ambito delle marmellate che delle confetture, ha portato un miglioramento generale della qualità. 


Occhio a certe situazioni trappola

Non fidarti ad occhi chiusi del marchio a foglia verde. Fai sempre attenzione a queste caratteristiche:
  • Meglio senza zucchero d'uva. Usare lo zucchero d'uva è una pratica a volte adottata anche dai produttori bio. Eppure si tratta di un escamotage per cercare di far passare una confettura come se fosse solo a base di frutta, ma in realtà, si sta vendendo un prodotto molto dolce e identico alle produzioni con zucchero bianco, dal punto di vista delle calorie.
  • Dolce, ma non troppo. Il produttore biologico è più propenso a limitare o eliminare la presenza di zucchero nelle composte di frutta, che però devono essere consumate più rapidamente. La quantità limitata di zucchero, comunque, non è mai scontata, quindi controlliamo bene l'etichetta. Nella lista degli ingredienti, il primo posto deve essere quello della frutta.
  • La provenienza della frutta. Alcuni gruppi industriali, anche biologici, hanno di recente scelto di delocalizzare una parte della produzione in paesi come Bulgaria e Romania, dove la manodopera ha costi più bassi. Per quanto questi paesi si stiano impegnando per attivare dei programmi di certificazione biologica adeguati, questo tipo di produzione prevede comunque una fase di raccolta e surgelamento della frutta (con abbattimento a -22°C) e un seguente trasferimento agli stabilimenti italiani dove viene lavorata. 

Non ti spaventare se leggi "pectina"

La pectina è una fibra solubile che si estrae dalle mele e serve a dare consistenza alle preparazioni. E' una sostanza naturale che sazia, rallenta l'assorbimento degli zuccheri e regola il transito intestinale. 



Fonte: Riza Alimentazione Naturale, con il contributo di Giorgio Donegani, tecnologo alimentare esperto di nutrizione. 





martedì 18 aprile 2023

LE UOVA, TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE IN TRE PUNTATE (seconda parte)

Guarda il numero sul guscio, più è basso, meglio è!

Quando acquisti le uova non fidarti di figure di prati verdi e diciture come "di cascina" o "ruspanti". Impara a leggere invece la sigla di lettere e cifre sul guscio.



  • Il primo numero indica il tipo di allevamento: 0 è proprio delle uova biologiche, 1 sta per allevamento all'aperto, 2 a terra e 3 in gabbia (categoria a cui appartiene la grande maggioranza delle uova utilizzate industrialmente). Fino al 2012 erano consentiti anche gli allevamenti in batteria, gabbie non più grandi di un foglio A4, oggi vietati. 
  • Le due lettere indicano la provenienza: IT sta per italiano. Le altre sigle collocano con più precisione il luogo in cui si trova l'allevamento.
  • "Extra" indica che le uova sono state deposte da un massimo di 8 giorni.
  • Categoria A, si riferisce a uova adatte alla vendita al pubblico e non ad uso industriale. L'uovo per la produzione industriale è spesso di bassa categoria e stressato dagli shock della lavorazione. La refrigerazione prolungata e l'essiccazione industriale impoveriscono il patrimonio vitaminico dell'alimento. 

Le uova Bio sono il top



Le uova di tipo 0, a marchio Bio, sono da prediligere: provengono da galline allevate all'aperto, senza farmaci e con mangimi naturali. Non sono ammessi OGM, coloranti, aminoacidi sintetici né sostanze che stimolano l'appetito o la crescita innaturale. Ciò significa rispetto per gli animali e uova di qualità. 

Le prendi dal contadino? Naturali sì, ma anche rischiose.

Se ne hai la possibilità, affidati a un produttore locale di fiducia per acquistare le vere uova ruspanti, magari fresche di giornata. Ricorda di farti sempre scrivere sul guscio la data di deposizione. Ma attenzione: se l'uovo del supermercato può contare su una sicura filiera di igienizzazione, quello ruspante deve essere maneggiato con cura. Tienilo separato dagli altri alimenti, meglio fuori dal frigo, e pulisci il guscio con acqua e aceto prima dell'uso. Evita di romperlo sul contenitore in cui prepari da mangiare e poi igienizza le mani. La superficie di queste uova, infatti, può essere ricettacolo di germi patogeni. 


I trucchi per verificare la freschezza

Dopo la deposizione, le uova si possono consumare per 27-28 giorni: poi vanno buttate. Per il consumo a crudo (zabaione, tiramisù, alla coque), preferiremo uova vicine alla data di deposito (max 10 giorni). Per tutti gli altri usi, vanno bene uova entro la scadenza. Ci sono vari modi per capire se un uovo è ancora buono. 
  • Se galleggia, è scaduto. Si mette l'uovo in un bicchiere d'acqua: se resta sul fondo è fresco; se galleggia, non è più utilizzabile. Con il passare dei giorni, infatti, i pori del guscio si dilatano lasciando penetrare più aria all'interno e l'uovo inizia a guastarsi.
  • Se tende al rosa, buttalo. In alternativa, si rompe il guscio e si controlla l'interno: un albume fresco è leggermente torbido e presenta parti più viscose e zone più fluide; invecchiando si schiarisce e si fluidifica. Quando tende a colorarsi di rosa è da buttare. Il tuorlo vecchio, invece, si riconosce perché si separa a fatica dall'albume. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale



mercoledì 1 marzo 2023

IL LIMONE CHE ILLUMINA L'INVERNO

La buccia gialla di questo frutto illumina l'inverno

Il succo, depurativo e alcalinizzante, riequilibra il pH dell'organismo. 

Quello che oggi conosciamo come limone (Citrus limonum) è un antico ibrido, formato dall'unione di cedro e lime, nato in India e trasportato dagli Arabi fino alle sponde del Mediterraneo attorno all'anno Mille. L'agrume ha trovato un habitat ideale nel nostro Meridione, in particolare in Sicilia e sulla costa tirrenica, è diventato parte integrante del nostro paesaggio, tanto che in condizioni climatiche favorevoli è in grado di fiorire fino a quattro volte all'anno. 

Ti accompagna fino a primavera

Tiamina, riboflavina, acido pantotenico, vitamina B6, potassio, calcio, ferro m magnesio, fosforo, rame, manganese e ovviamente una cascata di vitamina C: grazie a questo mix, il limone è un agrume rinvigorente, remineralizzante e immunostimolante, che a fine inverno ci aiuta ad evitare i cali di vitalità. Inoltre il limone ha azione antiossidante, alcalinizzante e detox: ripulisce l'organismo dalle tossine e previene gli stati di acidosi, situazione in cui il pH dell'organismo non è in equilibrio e che può predisporre a infiammazioni e disturbi.

E' buono dalle foglie alla buccia

Il limone è tutto buono: con le foglie essiccate si può preparare un infuso, mentre la buccia grattugiata è ricca di olii essenziali digestivi, antinfiammatori e antibatterici. Puoi usarla per arricchire piatti e bevande, fresca o essiccata, ma solo se l'agrume è bio e non trattato con cere. Oggi gran parte dei limoni in commercio viene dall'estero ed è stata trattata per aumentare conservabilità, resistenza ed estetica: ecco perché il consumo della buccia in questi casi è sconsigliabile, a meno di non scegliere limoni biologici, meno invitanti alla vista, ma privi di residui chimici e cere. 



Usalo ogni giorno per condire con antiossidante

Per valorizzare al massimo le sue vitamine e i suoi flavonoidi antiossidanti, bisognerebbe consumare il limone subito dopo il taglio o la spremitura, possibilmente a crudo. Comincia a condire l'insalata o le verdure con il succo di limone o anche con fettine di limone intere: è un buon modo per dare un tocco anti radicali liberi a tutte le tue pietanze. La varietà più adatta allo scopo è il limone di Sicilia biologico a buccia spessa, che è aromatico e poco aspro. Ottima anche la marinatura di carne, pesce o verdure crude nel succo di limone miscelato a poco olio extravergine, pepe nero ed erbe aromatiche a piacere. Questo mix ti aiuta anche ad assimilare il ferro contenuto negli alimenti. 

Lo sciroppo utile in caso di tosse grassa

Se abbini il succo di limone al miele, ottieni un dolce sciroppo antisettico e lenitivo, eccellente per depurare le vie aeree, come coadiuvante alla terapia tradizionale, in caso di irritazioni, tosse e catarro. Scalda un cucchiaio di olio di girasole (o extravergine di oliva) e miscelalo con 4 cucchiai di miele di eucalipto. Aggiungi 5 cucchiai di succo di limone appena spremuto e mescola bene gli ingredienti. Conserva in frigo e consuma un cucchiaio della miscela 4 volte al giorno. Puoi usarlo anche per arricchire infusi e tisane. 

Il fascino di un limoneto in balcone

Il giardino di limoni è diventato una tradizione italiana da secoli. Un tempo non c'era villa patrizia che non avesse un limoneto profumato. Col freddo la pianta va coperta o messa al riparo; in estate bisogna proteggerla dal sole diretto e dal vento e innaffiarla regolarmente. Il fondo del vaso deve essere drenato con argilla espansa per evitare i ristagni e la terra va arricchita con compost o fertilizzante. La potatura si esegue a fine inverno. La bellezza e il profumo dei limoni ripaga largamente dalle poche accortezze che la loro coltivazione richiede. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale