lunedì 12 giugno 2023

FETTE DI FORMAGGIO, SOTTILETTE E SIMILI, FATE ATTENZIONE!

Oggi questo articolo ti insegnerà a riconoscere i prodotti più genuini e di qualità e ad individuare gli ingredienti nocivi

Fette di formaggio o che sembrano formaggio?

Il mondo dei formaggi è vasto e variegato. Al suo interno, tra preparazioni artigianali e tradizionali di ogni genere, esistono anche versioni decisamente industriali, pensate più che altro per un consumo pratico e veloce. Il classico esempio sono le fettine di formaggio fuso, in genere incartate singolarmente. Una prima, originale versione di questo tipo di formaggio ormai celebre fu introdotta sul mercato italiano negli anni '60, ma da allora non sono mancate le imitazioni o peggio, le mistificazioni. Ecco perché, pur parlando di prodotti all'apparenza praticamente uguali, la lettura dell'etichetta può svelare differenze di non poco conto. Scopriamo quali.


A volte sono scarti di lavorazione

A rigor di logica, il principale ingrediente delle fettine di formaggio fuso dovrebbe essere il latte oppure il formaggio, cioè latte che ha già subito il processo di trasformazione. Di solito il latte è il primo ingrediente se le fettine sono fatte con un formaggio stagionato o se si vuole dare loro un sapore più delicato. Quindi, se in prima posizione nella lista degli ingredienti c'è uno di questi due alimenti, latte o formaggio, il prodotto è accettabile. Ma non bisogna comunque abbassare la guardia. 

Occhio al siero del latte

Anche se al primo o secondo posto della lista degli ingredienti c'è il formaggio, infatti, bisognerebbe chiedersi: quale formaggio? Di solito si fondono formaggi non adatti alla vendita perché non conformi agli standard (una forma rotta, ad esempio), ma può anche trattarsi di scarti di lavorazione del formaggio, come il siero di latte. Non ha fondamento invece la voce secondo cui ad essere fusi e rimessi in commercio in veste differente sarebbero formaggi già scaduti, perciò, da questo punto di vista, possiamo essere abbastanza tranquilli.


No alle presenze anonime

E' sempre preferibile prediligere i prodotti che, nella lista degli ingredienti, indicano chiaramente il tipo di formaggio usato per realizzare le fettine. Meglio ancora se il formaggio in questione riporta l'indicazione del marchio DOP o IGP. Chi invece indica un generico "formaggio" potrebbe non garantire una qualità elevata: non è infatti possibile sapere quali e quanti tipi di formaggi o di scarti di formaggi sono stati usati per ottenere le fettine.

Attenzione: i formaggi fusi non sono i formaggi a fette

Non è raro trovare nei nostri supermercati dei formaggi a fette che non sono affatto formaggi fusi. Ad esempio ci sono formaggi semi-stagionati (Asiago, Emmental) che vengono proposti già a fette per una maggiore comodità. Questi prodotti non sono dunque fusi: sono formaggi tradizionali confezionati in condizione di massima igiene. La loro qualità è in generale più alta rispetto a quella dei formaggi fusi a fette.  


Da cosa dipende la cremosità?

Per conferire cremosità alle fettine e renderle "filanti", possono essere aggiunte anche le proteine del latte. Si tratta di un derivato del latte in genere non contenuto nel siero che viene usato per fare la ricotta. 

Sono sottili, ma non leggere

Durante la preparazione delle fettine vengono sempre usati altri ingredienti, oltre a latte e formaggio, principalmente derivati dal latte stesso. Burro o panna, ad esempio, servono ad aggiungere grasso e ad ottenere la giusta cremosità. L'effetto filante di questi prodotti è dato proprio dall'accurato bilanciamento della parte grassa e di quella proteica di latte e derivati. Burro e panna non sono ingredienti pericolosi in sé ovviamente, ma aumentano la quota lipidica del prodotto: te ne accorgi controllando la tabella nutrizionale. Ecco perché le fettine di formaggio, pur avendo la fama (forse a causa del formato) di essere più leggere di altri latticini, in realtà non sono necessariamente light. 


Però evita i grassi vegetali

Sarebbe meglio evitare invece quelle fette la cui quota lipidica è rappresentata non da derivati del latte (o non solo), ma da grassi vegetali. In realtà questi elementi, non molto salutari, non si possono utilizzare in prodotti identificati come "formaggio fuso", ma si trovano in preparazioni la cui denominazione di vendita può essere "preparazione alimentare in fette". Il termine "vegetale" non deve trarre in inganno: anche se non hanno origine animale, questi grassi sono comunque nutrizionalmente problematici e per nulla light. 

I sali di fusione non sono da sottovalutare

Se proviamo a fondere del formaggio in una pentola a casa, non otterremo nulla di simile alle fettine confezionate singolarmente che possiamo acquistare al supermercato. Questo perché per realizzare il formaggio fuso è indispensabile l'utilizzo dei cosiddetti sali di fusione. Questi additivi permettono di rompere la massa del formaggio (il paracaseinato) e di trasformare il reticolo disomogeneo, tipico dei formaggi standard, in una massa omogenea che può prendere la forma desiderata. 

Non sono tutti uguali, ecco come distinguerli

I sali di fusione più diffusi sono i fosfati, i polifosfati e il citrato di sodio (rispettivamente E540-545, E331). Non sono tutti uguali: alcuni possono essere rischiosi per la salute, come i polifosfati.
  • I polifosfati (E450, 451, 452, E540-545): sono potenzialmente dannosi, infatti sono tollerati fino a una dose di 70 mg/kg, ma in etichetta non è obbligatorio indicarne la quantità. Hanno un'azione negativa sul nostro organismo perché in eccesso impediscono l'assorbimento di alcuni minerali tra cui il ferro e , soprattutto, il calcio. Se consumati in grandi quantità quindi, possono favorire l'osteoporosi e rallentare la crescita ossea dei bambini. Molto utilizzati in passato, oggi i produttori li stanno progressivamente abbandonando a causa dei rischi per la salute.
  • Citrato di sodio (E331): è il più frequente e sicuro tra i sali di fusione e permette la creazione del formaggio fuso rendendolo omogeneo. E' un sale dell'acido citrico (naturalmente presente in diverse piante come il limone) e non presenta rischi noti per la salute. Essendo i sali di fusione indispensabili per la produzione, non possiamo trovare fette fuse che non li contengono: il citrato di sodio è l'alternativa migliore. 

Gli altri ingredienti a cui fare attenzione:

  • Il sale: per migliorare il sapore del prodotto finale, non è raro che venga aggiunto del sale al formaggio fuso, anche se naturalmente già il formaggio di partenza ne conteneva delle quote. Questo può portare a livelli di sale molto elevati: è importante sempre controllare la tabella nutrizionale, ricordando che non dovremmo mangiarne più di 5 grammi al giorno. 
  • I conservanti (E200-299) sono inutili: nei formaggi fusi non c'è necessità di conservanti, perché vengono scaldati a una temperatura alta, che uccide i microrganismi eventualmente presenti, e confezionati in atmosfera sterile e modificata. Si conservano in frigo. Insomma, non c'è necessità di conservanti aggiunti: meglio evitare i prodotti che li contengono. 
  • I coloranti (E100-199). Come colorante, solitamente viene utilizzato il betacarotene per dare un aspetto più gradevole al prodotto. Ma dobbiamo ricordare che i coloranti non hanno alcuna funzione (se non quella psicologica) in un alimento. Alcuni sono innocui, altri potenzialmente dannosi: tanto vale evitarli, visto che comunque non migliorano nutrizionalmente il prodotto. 

La versione veg è migliore o peggiore?

In realtà la loro qualità non è elevata. Le fettine vegetali sono composte principalmente da acqua, grassi vegetali (burro di karité, olio di cocco...) e amidi modificati. Non ci sono sali di fusione, ma i grassi sono quasi tutti saturi. Dunque, meglio evitare.

A questo punto dovresti avere tutte le informazioni necessarie per non sbagliare mai più sulla scelta di questo alimento, a volte molto amato, soprattutto dai più piccoli, per insaporire i panini e alcuni piatti. Occhio dunque alle etichette, consiglio di scriversi tutte le cose che non vogliamo dare ai nostri figli e alla nostra famiglia, oltre che a noi stessi, ed evitare tutto quello che può essere nocivo. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale








mercoledì 7 giugno 2023

GIUGNO, LA SPENSIERATEZZA E LA GIOIA DI VIVERE

Eccoci a giugno, il mese del solstizio d'estate, la porta che ci condurrà nella stagione calda, nel regno dell'euforia e dell'esuberanza. Mai come adesso è fondamentale ricaricare di energia il cervello in modo da poterci adattare al meglio all'intensità della luce e del calore del sole estivo, che per tutta l'estate riempirà la natura di energia luminosa. Rinvigorire e tonificare il sistema nervoso è l'obiettivo del mese: per questo non fatevi mancare mandorle, banane e cioccolato fondente, tutti alimenti ricchissimi di triptofano, elemento nutritivo importantissimo che stimola il buonumore.


Ma il grande protagonista di giugno è il frutto della passione: contiene tantissime sostanze antiossidanti e grazie alla elevata concentrazione di passiflorina, ha proprietà tranquillanti, contrasta l'insonnia, favorisce il rilassamento e il sonno e stimola la rigenerazione notturna delle cellule nervose restituendo vitalità al cervello. 


La saggezza antica, incantata dalla straordinaria opulenza dei frutti estivi, considerava l'estate il tempo da dedicare alla spensieratezza, all'ebbrezza e ai piaceri della vita. Prugne, pesche, pomodori, ciliegie, peperoni, albicocche e, successivamente, anche meloni, angurie e fichi: in nessuna stagione dell'anno la natura fa agli uomini regali più dolci, forse perché sa che proprio ora abbiamo bisogno di appagare i sensi per ricaricarci di energia. 


La dolcezza, principale peculiarità degli ortaggi dell'estate, è strettamente correlata al piacere: nel momento in cui le nostre papille gustative entrano in contatto con una sostanza dal sapore dolce viene sprigionata nei centri più profondi del cervello la chimica del benessere; vere e proprie gocce di piacere che dalle aree primordiali dell'encefalo riverberano su tutto il corpo. E' per questo che quando siamo tristi, annoiati o in preda allo sconforto, quasi istintivamente, mettiamo in bocca un pezzo di cioccolato o una caramella. Infatti, come il corpo si nutre di cibo, così le nostre radici interne si nutrono di divertimento, di bellezza, di desiderio, di eros, di gioco e della dolcezza dei frutti di questo periodo: è il nutrimento sottile con cui l'anima autoalimenta sé stessa.


Tutto l'universo in questo periodo danza nella gioia di vivere, come ci insegnano le cicale, le figlie del sole, sacre ad Apollo, e le vere regine dell'estate. Pochi sanno che questi insetti, appena nati, si seppelliscono sotto terra e rimangono in uno stato letargico che può durare anche diversi anni e durante il quale i loro corpi subiscono trasformazioni profondissime. A un certo punto, quando giunge l'estate, tutte insieme, forse guidate da un sole interno, riemergono in superficie e volano sui rami degli alberi. Per il resto della stagione calda, durante tutto il corso della giornata, voleranno, canteranno i caratteristici richiami amorosi e si dedicheranno agli accoppiamenti instancabilmente, per poi morire al sopraggiungere dell'autunno. Insomma, quella che Rilke avrebbe chiamato una vita da artisti, dedicata all'amore e al canto. Questa è l'estate! Le cicale e i frutti di giugno ci insegnano a rigenerarci attraverso la spensieratezza e la gioia di vivere.


Fonte: Riza Alimentazione Naturale, con Michael Morelli. 

martedì 23 maggio 2023

LO ZUCCHERO DEVE ESSERE LIMITATO, MA SENZA RINUNCIARE ALLA DOLCEZZA

Togliere lo zucchero dalle nostre tavole non vuol dire rendere amara la vita, ma è necessario evitare le sue calorie vuote e dannose.


In Italia, secondo le stime, consumiamo un milione e 650 mila tonnellate di zucchero all'anno. Un valore che è praticamente raddoppiato rispetto a pochi decenni fa. Assumere così tanto zucchero, però, non ha alcun vantaggio. I granelli sbiancati sono solo "calorie vuote"; non apportano nutrienti utili e, secondo gli esperti, sono responsabili di processi infiammatori, sovrappeso e aumentato rischio di malattie cardiovascolari, diabete e patologie metaboliche. E' il momento di darci un taglio: scopri le alternative dolci, light, ma soprattutto sane. 

Zucchero chiama zucchero. Non è solo un modo di dire. Una volta abituati palato e organismo, lo zucchero crea un effetto di dipendenza e assuefazione paragonabile a quello di alcune sostanze stupefacenti. Eliminare lo zucchero bianco è la migliore scelta di salute e prevenzione che puoi fare ogni giorno. Ma non spaventarti: ciò non significa automaticamente rinunciare alla dolcezza. Ci sono varie alternative allo zucchero, che puoi introdurre (sempre con moderazione) nella tua dieta. Scopri i pro e i contro di ciascuna e il modo migliore per usarle.

Malto d'orzo

Per produrre il malto d'orzo, i chicchi del cereale vengono fatti germogliare per poi essere cotti ed essiccati, ottenendo una sorta di melassa collosa e scura. Questo procedimento permette di conservare il valore nutrizionale dell'orzo, producendo un dolcificante ricco di minerali, soprattutto fosforo, fondamentale per la salute di denti e ossa, potassio, che combatte ipertensione e ritenzione, e magnesio, utile per muscoli e nervi sani. 

Come usarlo: è adatto nei lievitati da forno, aiuta la lievitazione e rende il dolce più digeribile. Se nelle ricette sostituisci lo zucchero con il malto, ricorda di eliminare 20 grammi di liquido, perché il malto d'orzo contiene già una parte di acqua. Se non riesci a trovarlo facilmente nei tuoi negozi di fiducia, qui lo trovi su Amazon, nella versione in crema e in polvere

Sciroppo d'acero

Lo sciroppo d'acero si ottiene incidendo il tronco degli aceri canadesi, da cui fuoriesce una linfa dolce che viene fatta bollire. Da un albero si ricavano 12 litri di linfa al giorno, ovvero circa 3 kg di sciroppo, il che ne giustifica il prezzo piuttosto elevato. E' meno calorico dello zucchero bianco, ma la differenza radicale la fanno i nutrienti. Allo sciroppo d'acero sono attribuite proprietà toniche e depurative, inoltre è un ottimo remineralizzante e vitaminico: è fonte di manganese, zinco, calcio, ferro e vitamina B2, indispensabile per il metabolismo. Sull'etichetta viene classificato per gradi, A, B e C, in base alla concentrazione: il grado A è più costoso e scuro, ha gusto più pieno e aromatico ed è più ricco di sostanze nutritive; il grado C è più delicato nel gusto ma anche più povero di nutrienti.

Come usarlo: pancakes e sciroppo d'acero sono un grande classico delle colazioni americane. Oltre che su gelati, semifreddi e mousse al caffè o cioccolato, puoi utilizzarlo anche in cottura, in dolci dal gusto rotondo a base di farine frutta secca, cacao e banana bread o per caramellare la frutta. Si sposa molto bene con le farine integrali, come quelle di farro e grano saraceno. 


C'è anche quello d'agave, che si estrae dalla agavi messicane attraverso un processo industrializzato. Ha colore simile al miele e la consistenza di uno sciroppo. Ha un altissimo potere dolcificante, e molto fruttosio. Per questo, sebbene il suo indice glicemico non sia elevato, alcuni studi lo ritengono inadatto nei casi di iperglicemia, sovrappeso, insulino-resistenza. 

Zucchero di cocco

Utilizzato da millenni nel Sud Est Asiatico e nelle Filippine, lo zucchero di cocco è estratto dalla linfa della palma da cocco che viene fatta bollire creando il cosiddetto sciroppo o nettare, o cristallizzata in panetti granulosi un po' umidi. Non essendo raffinato, conserva il colore marrone scuro e tutti i minerali presenti nella pianta: è ricco di fosforo, potassio, ferro, magnesio e vitamine C e B1. Essendo composto da saccaridi diversi, minerali, proteine e fibre, lo zucchero di cocco è assorbito gradualmente. Per questo, sebbene abbia grosso modo le stesse calorie dello zucchero bianco, ha l'indice glicemico più basso tra i dolcificanti naturali. Ha anche sapore intenso e fruttato, con retrogusto di caramello, e un potere dolcificante molto alto: ne basta davvero poco. 

Come usarlo: il nettare si usa come lo sciroppo d'acero, mentre i granelli come lo zucchero normale. Ricorda solo di ridurre la dose: per una torta fatta con 250 grammi di farina, ad esempio, bastano 80 grammi di zucchero di cocco

La Stevia

Stevia è il nome di una pianta del Sud America che ha un potere dolcificante 300 volte maggiore dello zucchero. Le popolazioni autoctone la utilizzano da sempre: qui da noi, invece, la sua fama è esplosa negli ultimi anni, poiché è del tutto naturale e ne basta pochissima per ottenere un gusto dolce senza però assumere calorie né provocare picchi insulinici. Non esistono controindicazioni per un impiego moderato di Stevia come dolcificante, e dal 2011 è autorizzato anche dall'EFSA nell'industria dolciaria e per realizzare dolcificanti. 


Come usarla: in commercio trovi la Stevia generalmente in formato liquido o in piccole compresse, o in polvere. In tutti i casi è adatta soprattutto per dolcificare bevande o caffè. Quando la usi nei dolci, dosala con parsimonia: non solo perché ha un retrogusto di liquirizia che potrebbe essere troppo forte, ma perché il suo potere dolcificante è davvero elevato. Un cucchiaino da caffè di Stevia pura dolcifica come 800 grammi di zucchero!!! Per una torta, ad esempio, può bastare una punta di cucchiaino da caffè. 

Lo xilitolo

Chiamato anche zucchero del legno, lo xilitolo si ricava dal legno di betulla ed è una delle alternative più interessanti allo zucchero bianco: è una polvere cristallina bianchissima, ha lo stesso potere dolcificante ed è inodore e insapore. Leggermente meno carico, ha un indice glicemico molto più basso, quindi non sollecita allo stesso modo il meccanismo dell'insulina, che col tempo favorisce l'accumulo di grasso addominale. Viene spesso utilizzato nelle gomme da masticare, poiché non piace al batterio Streptococco, responsabile della carie. Lo xilitolo è comunque un prodotto raffinato, quindi non contiene minerali, vitamine o proteine come altri dolcificanti naturali.

Come usarlo: nei dolci, meglio quelli senza lievitazione, in dosi uguali allo zucchero bianco. E' stabile a 120°C e non caramellizza se non dopo riscaldamento a temperatura di ebollizione per alcuni minuti. 

Eritritolo

Forse l'hai assaggiato in qualche bibita "low sugar", ma non te ne sei accorto. L'eritritolo è un polialcol naturalmente presente in alcuni vegetali e nei cibi fermentati. A livello industriale è ottenuto da substrati zuccherini tramite fermentazione microbica. E' un dolcificante dall'aspetto e dal sapore identico allo zucchero bianco, ma ha zero calorie, zero zuccheri e indice glicemico praticamente nullo. Non farti ingannare dal nome, a differenza di tutti i dolcificanti sintetici, come l'aspartame, questo è del tutto naturale. Inoltre, a differenza di molti altri dolcificanti naturali, è completamente privo di retrogusto. 

Come usarlo: puoi usare l'eritritolo in polvere per tutte le preparazioni dolci, dalla torte alle marmellate. Ricorda di utilizzarlo preferibilmente a caldo, perché tende a cristallizzare, e di regolare la dose tenendo conto del suo potere dolcificante, pari al 70% dello zucchero bianco, ma non è solubile allo stesso modo, quindi attenzione a non lasciare piccoli grumi antipatici. 

E lo zucchero di canna? Bisogna fare attenzione.

Molti zuccheri di canna sono identici allo zucchero bianco, tranne che per il colore, spesso ottenuto mediante l'aggiunta di colorante caramello. Il vero zucchero di canna integrale (muscovado, panela o rapadura), invece, è il primissimo a essere estratto dal succo di canna ed è fatto solidificare in panetti.


Non subisce raffinazione (da qui il colore molto scuro) e se è biologico, nemmeno interventi chimici. Per questo è ricco di minerali anti-stanchezza come magnesio e potassio. Ha consistenza compatta, morbida e leggermente umida. Dolcifica un po' più dello zucchero tradizionale ed ha un gusto decisamente intenso. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale


venerdì 19 maggio 2023

LA MELISSA CHE ALLENTA LO STRESS E L'ANSIA

Melissa, signora delle api, regina del buon sonno, con il suo dolcissimo profumo, che ricorda quello del limone, allenta la morsa dello stress e dell'ansia sul cervello e sullo stomaco.


A maggio, nel giardino delle erbe aromatiche, le sue foglie spandono un profumo simile a quello del limone, ma più zuccherino, che attrae le api e dà origine a un ottimo miele. Per questo i greci chiamarono questa pianta melissa: produttrice di miele. In Europa e in Asia la melissa cresce spontanea ed è conosciuta con vari nomi che descrivono il suo aroma inconfondibile: cedronella, erba limona, citraggine, appiastro, erba cedrata. Le foglie, simili a quelle dell'ortica, hanno un profilo cuoriforme e custodiscono un'essenza calmante, digestiva e antistress. 

La pianta magica amata da Apollo

Nella mitologia greca Melissa era una splendida ninfa che fece perdere la testa al dio Apollo, il quale trascurò di guidare il carro del sole per stare con lei, mentre il mondo cadeva nelle tenebre. Dovette intervenire Zeus, che trasformò Melissa nella prima ape regina della storia. Secondo un altro mito antico, invece, fu Melissa ad allevare il piccolo Zeus subito dopo la nascita. Nella tradizione popolare medievale, la melissa macerata nel miele era la pozione d'amore per eccellenza, utilizzata per attrarre amicizie, amori e simpatie. 


Stempera l'agitazione che non ti fa riposare bene

La fitoterapia utilizza la melissa per la sua azione antinfiammatoria, carminativa e antispasmodica in caso di problemi di digestione, gonfiori e crampi addominali. Non solo: la delicata pianta dà sollievo anche in caso di mal di testa, tensione nervosa e difficoltà a dormire, perché è blandamente distensiva. L'infuso è un ottimo sedativo e tonico del sistema nervoso: abbina le foglie di melissa ai fiori di camomilla e sorseggia la bevanda tiepida prima di andare a dormire. Puoi usare le foglie di melissa anche per rendere più rilassante l'ultimo pasto della giornata. Prova ad esempio una vellutata fresca con piselli, foglie di melissa e scorza di limone. Altrimenti aggiungi una generosa manciata di foglie aromatiche ad un contorno di zucchine e porri cotti in padella, da accompagnare ad un filetto di pesce al vapore.

Scioglie l'ansia somatizzata

Le foglie di melissa, come già avveniva anticamente, possono essere usate per preparare un infuso, utile quando lo stomaco sembra chiuso per lo stress e l'ansia. Basta mettere 5-6 foglioline fresche in una tazza di acqua bollente, magari insieme alla menta o ai semi di finocchio. Sorseggia subito prima o dopo il pasto, per sostenere il processo digestivo. 


Tienila in vaso sul balcone

Per averla sempre fresca e a portata di mano, prova a coltivare una piantina di melissa in casa. Visto che tende ad essere infestante arginala con delle pietre o tienila in vaso. Se in primavera tagli gli steli resterà compatta e brillante. 


L'aroma che aiuta la digestione

Aggiungere la melissa ai piatti mitiga i sapori e facilita la digestione. Prova questa ricetta.

  • Lessa 4 patate e tagliale a pezzettoni.
  • Fai rosolare con pochissimo olio un mazzetto di borragine e mezza cipolla affettate sottilmente. 
  • Sbatti 2 uova e aggiungi qualche foglia di melissa a pezzetti, il mix di cipolla e borragine, un cucchiaio di grana grattugiato, sale, curcuma e pepe.
  • A questo punto unisci le patate, mescola e versa il tutto nella padella, precedentemente usata, senza aggiungere altro olio.
  • Cuoci la frittata su entrambi i lati e servi.
Puoi anche utilizzare le foglie di melissa sulle insalate, sulle macedonie, nelle salse, nel pesto o nei frullati. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale

mercoledì 17 maggio 2023

GONFIORE E PESANTEZZA DELLE GAMBE, COME SI COMBATTONO

La pesantezza e il gonfiore delle gambe sono causati da un rallentamento della circolazione. Gioca d'anticipo con i cibi giusti, quelli che rinforzano dall'interno le vene e i capillari, e risolvi il problema in tempo per affrontare l'estate.


La causa di questi sintomi è da ricercare in un calo di efficienza della circolazione sanguigna, che rende le vene, in un certo senso, più deboli. In parte c'entra la predisposizione genetica, ma non bisogna trascurare l'alimentazione e lo stile di vita. Agire su questi due fronti è indispensabile per assicurarti gambe snelle e leggere in tempo per l'estate. La prima cosa da fare è evitare la sedentarietà e l'inattività: rimanere per troppe ore al giorno seduti o in piedi è deleterio. L'applicazione di gel e creme apposite può essere utile per riattivare il microcircolo dall'esterno.

Agisci dall'interno

Allo stesso tempo però è bene portare in tavola ogni giorno quei cibi capaci di agire dall'interno per dare nuovo sprint alla circolazione. Lo spiega la dottoressa Sarah Giuffrè, biologa nutrizionista e specialista in Scienze dell'alimentazione: "Un ruolo chiave per la circolazione è proprio la scelta degli alimenti, perché alcuni di essi contengono sostanze molto utili e benefiche. I cibi da promuovere sono quelli ricchi di polifenoli (antociani e flavonoidi), ovvero antiossidanti di colore rosso/viola, che aiutano elasticità e tono dei vasi e dei capillari. Anche il betacarotene, un precursore della vitamina A, è molto utile". Indispensabili sono anche le fonti di Omega 3 e di potassio, come anche tutti i cereali integrali. 


Tanti benefici

Questa doppia strategia dall'interno (a tavola) e dall'esterno (con trattamenti e sport)è un toccasana per l'apparato circolatorio che, se funziona bene, può provvedere in modo efficiente: in pratica distribuisce ossigeno e nutrienti ad organi e tessuti, eliminando l'anidride carbonica e le sostanze di scarto. Inoltre diffonde i globuli bianchi e gli ormoni. Il sangue può circolare bene solo se il sistema che lo trasporta è efficiente. Per questo i vasi sanguigni non devono essere ostruiti e le pareti dei vasi devono essere elastiche. 

Occhio al sovrappeso

Il sovrappeso può accentuare i problemi circolatori e le loro conseguenze. Segui uno stile di vita attivo e una dieta sana e, se necessario, valuta l'uso di integratori che stimolino il metabolismo e ti aiutino ad attenuare la fame. Sono utili a questo scopo i principi attivi di piante come la Garcinia cambogia, il fico d'India (nopal), l'acacia o l'undaria. 


Segnali a cui fare attenzione

Ci si può accorgere di un rallentamento alla circolazione se sono presenti questi sintomi:

  • dolore a gambe, caviglie e polpacci;
  • sensazione di pesantezza alle gambe:
  • formicolio e prurito alle gameb:
  • comparsa di capillari o macchie sulle gambe;
  • presenza di vene varicose;
  • edemi e gonfiori, soprattutto dopo essere stati in piedi a lungo.

I tuoi alleati a tavola

  1. I frutti più utili per alleggerire le gambe sono ribes nero e frutti di bosco, ciliegie, fragole e mele, tutte fonti di polifenoli. Sì anche a mango, ananas, albicocche disidratate, kiwi, avocado, melone, pesche, albicocche fresche, agrumi.
  2. I vegetali, nella dieta per tonificare la circolazione, devono abbondare. Metti sulla lista della spesa cipolle, carote, pomodori, peperoni, prezzemolo, spinaci, olive e aglio. Sì anche ai legumi, che apportano potassio. 
  3. Per condire usa l'olio extravergine di oliva, di semi di lino o di canapa (a crudo). Al posto del sale, abbonda con zenzero e peperoncino, che aiutano la circolazione periferica. Anche cioccolato fondente e bacche di acai sono utili allo scopo.
  4. Sì alle fonti di Omega 3 come sgombro, salmone, tonno, aringa, crostacei e trota. Vanno bene anche le fonti veg come semi di colza, soia, tofu e semi oleosi (lino, zucca, girasole) e frutta secca, tipo le mandorle. 
Tutti gli alimenti o prodotti colorati in blu sono collegati alla pagina di Amazon, dove puoi trovare quello che non riesci a trovare in commercio. 

Il menu che tonifica il microcircolo

I cibi utili per una circolazione efficiente li abbiamo visti: adesso è ora di passare dalla teoria alla pratica. Ecco un esempio di giornata tipo ricca di alimenti che ti assicurano polifenoli antiossidanti, potassio, betacarotene e Omega 3: tutto ciò che serve per gambe snelle e leggere. Ricorda che nel corso di tutta la giornata (non solo ai pasti) è importante bere molta acqua tisane e frullati.


Ore 8:30
Puoi gustare un uovo alla coque con crostini di pane nero integrale e una macedonia con fragole, ribes e qualche mandorla a scaglie. Bevi anche una tazza di tè verde.
Ore 10:30
Mangia 2-3 albicocche disidratate (o un quadratino di cioccolato fondente) e bevi un bicchiere di acqua con pura linfa di betulla. Altri estratti vegetali utili per tonificare i vasi e il microcircolo sono ippocastano, centella asiatica, meliloto o vite: li puoi trovare in erboristeria e usarli per realizzare infusi da bere a temperatura ambiente. In alternativa sono anche già abbinati in integratori alimentari pensati proprio per drenare e tonificare le gambe.
Ore 13:30
Prepara un trancio di tonno alla griglia con prezzemolo fresco e limone e un'insalata con rucola, avocado, peperoncino e semi di zucca senza sale.
Ore 16:00
Bevi un bicchiere di frullato preparato con ananas fresco, rizoma di zenzero grattugiato e menta.
Ore 18:00
Aperitivo? No, grazie, opta per un succo di pomodoro non condito con crudités o qualche oliva nera.
Ore 20:30
A cena prepara un tofu strapazzato con curcuma, pepe nero, cipolla e piselli e un contorno di spinacini e carote grattugiate con olio extravergine di oliva e limone.

Cibi ai quali conviene rinunciare

Oltre ai cibi amici, ci sono anche quelli da evitare, se punti a riattivare la circolazione, con buoni effetti sugli arti inferiori. Vanno limitati i grassi saturi, quindi salame, mortadella e salumi grassi, burro, panna, formaggi (soprattutto quelli grassi), strutto e gli zuccheri semplici, cioè quelli di dolci, biscotti, torte, gelati e miele. Da limitare anche il sale. Attenzione anche a ciò che è già presente negli alimenti confezionati, come la salsa di soia, formaggi stagionati, cibi in scatola, salumi insaccati. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale
Con la consulenza della dottoressa Sarah Giuffrè, biologa nutrizionista e specialista in Scienze dell'alimentazione.


lunedì 15 maggio 2023

COME AIUTARE GLI OCCHI CON GLI ALIMENTI GIUSTI

Con il passare degli anni, non devi per forza rassegnarti all'idea di vedere sempre peggio e sempre meno. Esiste un'alternativa, e la trovi nel tuo piatto!


Oggi i medici ci dicono che non si può vedere bene se non si segue un'alimentazione corretta. Una buona dieta è il segreto per conservare la salute e la giovinezza degli occhi, per prevenire quelle malattie, più frequenti con il passare degli anni, che pregiudicano in vario modo la capacità visiva. Persino patologie degenerative come cataratta o glaucoma, quando scatenate da fattori ambientali e non genetici, possono essere prevenute attraverso una giusta alimentazione.

Alza la guardia

Prendersi cura degli occhi anche a tavola, è una necessità soprattutto alle porte dell'estate, quando le ore di luce (e le occasione per esporsi al sole) aumentano. I raggi Uv infatti, hanno sugli occhi gli stessi identici effetti che hanno sulla pelle. Le radiazioni solari causano una iperproduzione di radicali liberi che danneggia cristallino e retina, facendo "invecchiare" l'occhio e favorendo cataratta e degenerazione maculare, soprattutto negli anziani. 


Stop all'ossidazione

Contrastare i radicali liberi è dunque il primo passo per vederci bene ad ogni età, come conferma la dottoressa Maria Papavasileiou: "Anche per mantenere gli occhi sani è importante rallentare l'ossidazione delle cellule con una dieta adeguata, accompagnata da regolare attività fisica". La dose quotidiana corretta di antiossidanti, contenuti soprattutto nei vegetali freschi e di stagione, è la migliore assicurazione contro i radicali liberi in eccesso.

Uno stile di vita nuovo

Ma non solo: "Per evitare la degenerazione cellulare", prosegue la nutrizionista, "bisognerebbe poi eliminare dalla propria dieta, o almeno limitare il più possibile, le farine bianche e i prodotti derivati, gli affettati, le carni rosse e lo zucchero raffinato, che alza il livello dell'insulina, responsabile dei processi di infiammazione. Anche gli alcolici vanno assunti con estrema moderazione, dato che accelerano il processo di degenerazione maculare". E' bene ricordare, infine, che la prevenzione dei disturbi agli occhi non passa solo dall'alimentazione, che pur resta fondamentale. E' importante fare attività fisica regolare e, all'aperto, proteggere adeguatamente gli occhi dai raggi Uv con un buon paio di occhiali da sole. 


Proteggi la retina dal sole

A tavola uno dei migliori alleati della vita è la luteina, molecola che appartiene alla famiglia dei carotenoidi che l'organismo è in grado di sintetizzare, ma che è importante integrare tramite l'alimentazione. Una volta assunta, la luteina si concentra nella macula, la parte centrale della retina, formando dei pigmenti maculari in grado di filtrare i raggi ultravioletti. Questo carotenoide si trova anche nel cristallino, dove combatte la degenerazione cellulare responsabile della cataratta. La carenza di luteina può causare malattie come congiuntivite o retinite pigmentosa. Ina ricerca dell'Università di Harvard ha scoperto che 6 mg al giorno di luteina abbassano del 43% anche il rischio di degenerazione maculare. 

Sì a fagiolini, rape, pomodori e rucola

A maggio le migliori fonti di luteina sono le verdure a foglia verde, come cavolo riccio, spinaci, cavolo verde, rape, fagiolini, rucola, prezzemolo e basilico. Ottimi anche i pomodori rossi e gialli, che fra qualche settimana invaderanno i banchi del mercato. La luteina è una sostanza liposolubile e quindi va sempre accompagnata con una fonte di lipidi: olive, semi oleosi, frutta secca o semplicemente olio di oliva extravergine. Stando a uno studio della Purdue University pubblicato su Molecular Nutrition and Food Research, chi consuma un'insalata verde con olio di oliva extravergine assimila una quota maggiore di sostanze nutritive come luteina, licopene, betacarotene e zeaxantina, tutti antiossidanti fondamentali per la salute degli occhi. 


I 5 cibi indispensabili per aiutare la vista

Più antiossidanti e luteina, meno cibi raffinati e infiammanti, come abbiamo appena spiegato, ma ci sono altri nutrienti utilissimi per prevenire i più comuni disturbi e patologie che possono pregiudicare la capacità di vedere bene, soprattutto con il passare degli anni. 

  1. Olio di germe di grano, contro la cataratta e il glaucoma. L'olio di germe di grano, come anche gli olii di semi e l'extravergine di oliva, è una fonte eccellente di vitamina E, un antiossidante importante per ridurre il rischio di cataratta, oltre che per proteggere il nervo ottico dal glaucoma. L'olio di germe di grano ne è la principale fonte alimentare: si usa a crudo sui piatti freddi. In alternativa la vitamina E si trova anche nella frutta secca a guscio come mandorle, nocciole e noci, oltre che nella soia e nei suoi derivati, nell'avocado e nei cereali integrali.
  2. Alici e sardine, aiutano la riparazione cellulare della retina. Gli Omega 3, soprattutto in età avanzata, favoriscono la riparazione cellulare della retina. Tra questi grassi polinsaturi si trova anche il Dha, che è una parte costitutiva delle membrane dei bastoncelli della retina, fotorecettori importanti per la visione in condizioni di scarsa visibilità e responsabili della visione notturna. La carenza di Omega 3 può causare secchezza oculare e degenerazione maculare. Per avere sempre il giusto apporto di grassi polinsaturi si può consumare la frutta secca a guscio, l'olio di semi di lino e pesce come alici, sardine, trota e salmone. +-
  3. Le prime pesche proteggono dalle infezioni oculari. Questo mese puoi approfittare delle prime pesche in commercio. La vitamina C che contengono protegge l'occhio dalle infezioni ed è nemica dei radicali liberi, stimolando l'attività delle cellule del nervo ottico e mantenendolo in forma grazie al suo potere antiossidante. A maggio trovi la vitamina C anche in peperoni gialli e rossi. 
  4. Lo spinacino previene la cecità notturna. Si sente dire spesso che le carote aiutano a vedere meglio di notte. In effetti le carote, come spinacini, spinaci, tuorlo d'uovo e albicocche, sono molto ricche di vitamina A antiossidante, che favorisce la visione crepuscolare, cioè aiuta l'occhio ad adattarsi alle variazioni di luce e a vedere nella penombra. La sua carenza può causare secchezza dell'occhio o cecità notturna. Prova ogni giorno un centrifugato di spinacino e carote crude. 
  5. Il grana è uno scudo dal rischio congiuntivite. Nei formaggi a pasta dura come il grana (ma anche nel latte e negli altri suoi derivati) trovi la preziosa vitamina B2 (riboflavina), che rallenta la degenerazione del cristallino. Una carenza di questa vitamina, che non si accumula nel corpo e deve quindi essere regolarmente assunta tramite l'alimentazione, può causare tra le altre cose problemi oculari come cataratta, congiuntivite e opacità delle lenti. Altre fonti di vitamina B2 sono lievito, grano integrale, legumi e uova. 

Fonte: Riza Alimentazione Naturale

giovedì 11 maggio 2023

I NUTRACEUTICI, GLI ALIMENTI RICCHI DI PRINCIPI ATTIVI PER LA SALUTE

Nel mese di  Maggio la natura regala alimenti nutraceutici molto preziosi, ne presentiamo due che tutti possiamo trovare facilmente, la borragine e la lattuga.


La borragine, grande ricostituente

In passato, cucinare la borragine era una consuetudine molto diffusa, ma con il tempo è stata quasi dimenticata, purtroppo. Il dottor Loreto Nemi, dietista e specialista in Scienze della nutrizione umana, afferma che le foglie di borragine offrono un'ottima alternativa alle classiche erbette, con il loro delicato retrogusto di cetriolo, e hanno straordinarie proprietà nutritive. Questa pianta annuale è conosciuta sin dall'antichità. Lo storico Plinio, nella sua Naturalis Historia, scriveva "Ego borago, gaudia semper ago", ovvero "Io, la borragine, infondo la gioia sempre". 

Della borragine si mangiano sia i fiori che le foglie, che però è preferibile cuocere (o anche solo sbollentare rapidamente) per eliminare peluria ed altri composti. Con sole 21 calorie per 100 grammi, la borragine offre un mix equilibrato di carboidrati, grassi e proteine e aiuta a restare in forze, senza appesantire. Il dottor Nemi suggerisce ai suoi pazienti una combinazione rinfrescante ad alto potere saziante che comprende sgombro al vapore e foglie di borragine scottate 30 secondi in acqua, il tutto condito con sale e succo di limone, con due fette di pane integrale. 


Sali minerali da record

La borragine possiede un buon profilo vitaminico, con 35 mg di vitamina C e buone dosi di vitamina A e del gruppo B. Il suo vero tesoro, però, è la straordinaria scorta di sali minerali: un mix che rende questa pianta una buona alleata rinvigorente. Poche verdure a foglia verde vantano dosi così elevate di manganese antiossidante; calcio, fosforo e magnesio per tessuti, ossa e denti; potassio per il cuore e ferro e rame per la produzione di globuli rossi. Il manganese è anche essenziale per la sintesi degli anticorpi. L'unica cosa da tenere presente è che la borragine è sconsigliata a chi assume già farmaci diuretici, anticoagulanti o antiaggreganti, per il suo alto potere diuretico. 

La lattuga, una fresca carezza di salute

Sebbene sia spesso associata a diete restrittive, la lattuga è in realtà uno degli ortaggi più legati al desiderio e all'abbondanza: per gli antichi Egizi ad esempio, era l'alimento afrodisiaco offerto al dio della fertilità Min. Il nome botanico stesso svela l'affinità con la fertilità della natura: Lactuca sativa si riferisce infatti al latticello biancastro rilasciato dalla rottura della foglia che, proprio come il latte materno, è un analgesico e un sedativo naturale. Si dice che l'imperatore Domiziano facesse consumare ai suoi ospiti una ciotola di lattuga in modo da indurre sonnolenza e ridurre la lunghezza della visita. Ma la lattuga non è solo un sedativo del sistema nervoso; diverse ricerche hanno indicato il suo ruolo chiave nel benessere del cervello. L'estratto di questo vegetale a foglia verde sembra infatti prevenire il "suicidio" delle cellule nervose. Il nitrato che contiene viene convertito in ossido nitrico, una molecola che promuove la funzione endoteliale, indispensabile per il mantenimento delle capacità cognitive e per la prevenzione di malattie neuro degenerative. 


Una cascata di minerali

La scarsità calorica è bilanciata da un'abbondanza di vitamine, A, B, C, E, K, e minerali come il ferro, che contrasta l'anemia, il fosforo, il calcio, il magnesio e il potassio, che rendono la lattuga un alimento rinfrescante e remineralizzante. Il vantaggioso rapporto potassio/sodio rende la lattuga diuretica e drenante, perciò particolarmente indicata per chi soffre di ritenzione idrica. Meglio quindi abbondare e non limitarsi a consumarla in insalata, l'immaginazione è l'unico limite: con la lattuga si possono preparare risotti straordinari e frittate gustose di lattuga, a cui aggiungere verdure di stagione come le zucchine o le melanzane. 



Attivatrice metabolica

La lattuga è una fonte pregiata di clorofilla, una componente fondamentale per il corretto funzionamento dell'organismo. La clorofilla, oltre ad essere facilmente assimilabile per via della sua struttura affine a quella dell'emoglobina, è un tuttofare della salute: attiva il metabolismo a livello cellulare, incrementa le difese immunitarie e rinforza la funzione depurativa del fegato. La composizione nutrizionale della lattuga è assolutamente favorevole per chi segue un regime a basso introito calorico, vuole sentirsi sazio e avere un transito intestinale regolare. 



Fonte: Riza Alimentazione Naturale