lunedì 10 aprile 2023

Le fragole, il frutto della lunga vita

Chi resiste alle fragole?

I motivi per amare questo frutto dal gusto inconfondibile, che già da aprile torna finalmente di stagione, non mancano di certo.

Dolci, rosse, a forma di cuore, le fragole profumano di primavera: la parola stessa viene da fragrans, che in latino significa "avere un buon profumo". Le fragole sono dissetanti, antiossidanti e antinfiammatorie, in più possono essere dolcissime con poche calorie, con solo il 5% di zuccheri e 23 calorie ogni 100 grammi. Tra l'altro la parte zuccherina è costituita per lo più da levulosio, uno zucchero ben tollerato persino dai diabetici. 


Nella lista dei cibi intelligenti

Gli studiosi dell'Istituto europeo oncologico di Milano hanno rintracciato nelle fragole due molecole di lunga vita, che influiscono sulle vie genetiche della longevità: la fisetina, la stessa di mele e cachi, e le antocianine, responsabili del colore rosso. Entrambe classificate come flavonoidi, sono sostanze utili alle piante per schermarsi dalle radiazioni Uv e hanno una funzione protettiva anche nel corpo umano. La fisetina, in particolar modo, agisce sul Sirt 1, gene della longevità: uno studio dell'Università del Wisconsin ha sottolineato come "la fisetina possieda proprietà eccellenti nel frenare l'apoptosi (morte programmata) delle cellule umane. 


Hanno più resveratrolo del vino

Le fragole contengono anche resveratrolo, un potente antiossidante, di solito associato al vino rosso: in realtà fragole, ribes, mirtilli e arachidi ne hanno dosi anche più abbondanti. Le fragole sono ricche di vitamine antiossidanti come la A, la E, e la C, il cui fabbisogno giornaliero, in un adulto, può essere soddisfatto con 150 grammi di fragole. Anche gli acheni, i piccoli semini sul frutto, sono antiossidanti: contengono infatti acido ellagico

Alleate contro i tumori

Studi in vitro su colture hanno dato ottimi risultati su cellule tumorali nel colon, nella prostata, nel pancreas e nei melanomi, i tumori della pelle. Grazie alle antocianine, le fragole aggiungono un ruolo di protezione nei confronti dell'intestino, dello stomaco, dell'ovaio e dei reni, come mostrano alcuni studi Airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro). 


In 3 mesi spegni i focolai infiammatori

Polifenoli e flavonoidi delle fragole aiutano a combattere molti disturbi infiammatori. Secondi studi Leo (Istituto Leonardo da vinci), un consumo regolare di fragole per 3 mesi riduce la proteina C-reattiva, uno dei marcatori dell'infiammazione. 

Rallenti l'invecchiamento del cervello di 2 anni

L'effetto antiossidante e antiage delle fragole influenzerebbe anche il cervello. Nel 2012 i ricercatori dell'Università di Harvard hanno monitorato la dieta di 16mila donne: coloro che consumavano una porzione di mirtilli e due di fragole alla settimana avevano un declino cognitivo più lento di due anni e mezzo rispetto a chi non li mangiava. 


Riduci di un terzo il rischio di problemi al cuore

Il Nurses' Health Study, un mastodontico studio inglese dell'NHS (servizio sanitario nazionale inglese) ha sancito che consumare 3 porzioni alla settimana di fragole riduce il rischio di infarto del 34% rispetto a chi le consuma una volta al mese. Merito dei flavonoidi, che potenziano la funzionalità delle cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni. Queste cellule regolano tono e struttura vascolare, alleviano le infiammazioni e riducono il rischio di formazione di coaguli. Dopo il consumo di fragole è anche emerso un incremento notevole nella capacità antiossidante del plasma. 

Il colore è importante, più sono rosse, più sono antiage

Alcune sostanze antiage della fragola sono le stesse che conferiscono al frutto il colore rosso. Scegli quindi le fragole dalle tinte più intense e uniformi, che caratterizzano i frutti ben maturi e particolarmente antiossidanti. Occhio alla provenienza: l'origine italiana assicura un frutto che probabilmente ha meglio conservato la carica antiossidante, perché non ha viaggiato a lungo prima di arrivare sui banchi del mercato. Il 60% delle fragole che mangiamo in Italia sono in realtà importate dalla vicina Spagna. Provengono prevalentemente dalla costa atlantica, dove in genere vengono coltivate in modo intensivo, sotto macrotunnel in plastica. Di norma, essendo intensiva, c'è il rischio di residui di pesticidi e concimi chimici. Preferisci quelle coltivate in Italia verificando la provenienza in etichetta. In genere vengono da Campania, Basilicata, Veneto e Marche. 


A colazione con crusca e noci per prevenire le malattie del cuore

Secondo uno studio bastano 50 grammi di fragole al giorno per riequilibrare i grassi nel sangue, che aumentano il rischio di problemi cardiovascolari.

Le fragole sono eccellenti alleate della salute cardiovascolare. Consumando 50 grammi di questi frutti ogni giorno per un mese, infatti, si riduce notevolmente il colesterolo totale: diminuiscono le lipoproteine a bassa densità LDL e i trigliceridi. Uno studio della Oklahoma State University su adulti con adiposità addominale ed elevati livelli di lipidi nel sangue ha mostrato come basta una modesta quantità di fragole per 12 settimane per far scendere il colesterolo totale e LDL. E' importante notare come negli studi si sia evidenziato un effetto dose dipendente, cioè l'effetto benefico è passato nel momento in cui i partecipanti hanno smesso di mangiare le fragole. 


Per aumentare l'azione anticolesterolo delle fragole, puoi mangiarle a colazione con una fonte di betaglucano, fibra che acchiappa i grassi prima che finiscano nel sangue. Lo trovi in crusca o avena.             Ricetta: Mescola 3 o 4 cucchiai di fiocchi di avena con un bicchiere di latte di mandorle. Lascia riposare in frigo per tutta la notte: al mattino aggiungi 50 grammi di fragole fresche e 3-4 noci sbriciolate, i cui grassi buoni mantengono il cuore in salute. Altrimenti aggiungi 2 cucchiai di crusca e una porzione di fragole a uno yogurt greco bianco. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale



sabato 8 aprile 2023

E' ARRIVATA UN'ALTRA PASQUA, PER FAVORE, LASCIATE STARE GLI AGNELLI

Ci siamo, anche quest'anno è arrivata la Pasqua, e anche questa volta migliaia e migliaia di agnellini innocenti saranno sacrificati sulle tavole italiane, senza pietà e, aggiungo io, senza motivo.


Ma perché si festeggia la Pasqua?

E perché si uccidono gli agnelli?

Ora, qualcuno fra di voi starà pensando all'agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo, non è vero? Se mi seguite in questo articolo, vi dimostro che vi sbagliate, e che state facendo una cosa che non vi compete. 

La Pasqua

Il termine "Pasqua" deriva dalla parola ebraica "pesàh", che significa "passaggio". Come tanti tra voi sapranno sicuramente, tutto ciò si rifà all'Antico Testamento, la storia del popolo d'Israele, la loro prigionia in Egitto, e la liberazione dopo tante traversie con il famoso passaggio del Mar Rosso. Ecco, questo episodio in particolare è stato la miccia che ha scatenato il perpetuarsi di questa festa nei secoli. Nella notte prima di partire, Dio parlò a Mosè ordinando per il popolo questa cerimonia: "Mangerete l'agnello con le erbe amare e con il pane senza lievito, in piedi, prima di partire". Questo è dovuto al fatto che tutti gli ebrei, all'epoca, erano una popolazione nomade, che viveva nelle tende, e possedeva greggi di pecore. Ovvio che a primavera erano tutti in possesso di giovani agnelli nati da poco. Di sicuro in quei tempi non si andava al supermercato a comprare pezzi di agnelli incartati in pacchetti coperti di plastica trasparente. Ovvio che Dio diceva di consumare un cibo facilmente reperibile per loro. Ma non direbbe la stessa cosa a te oggi. Dio non è un matto. 


C'è un altro significato molto importante nel fatto di consumare agnello. Prima di mangiarlo, gli ebrei dovevano ucciderlo, recuperare qualche goccia di sangue e con quella bagnare gli stipiti della porta di casa. Quel sangue avrebbe contraddistinto le case del popolo di Dio e li avrebbe risparmiati dalla sua ira. Con il sacrificio di Gesù, eterno agnello vivente, molti anni dopo, quello stesso sangue, per ogni credente che ci crede, è il segno che lo risparmia e lo salva.

Una volta terminato l'esodo dall'Egitto e quando finalmente gli ebrei raggiunsero la Palestina, la loro terra promessa, stabilirono la "pesàh" come loro festa perpetua, per ricordare l'uscita dall'Egitto, come una parafrasi della liberazione dalla schiavitù. Ma oggi non è più obbligatorio continuare ad uccidere agnelli, infatti, secondo la tradizione ebraica, la celebrazione della "pesàh" si può fare semplicemente con uno stinco d'agnello arrostito o un collo di pollo, solo per richiamare il passato, non per ripeterlo pedissequamente. Quello che non può assolutamente mancare, invece, è il pane senza lievito con le erbe amare, per ricordare "l'amarezza" della schiavitù.


Quando Gesù mangiò la "pesàh" con i suoi discepoli, la famosa ultima cena, si soffermò sul pane e il vino, non sull'agnello, che non viene neanche nominato. Questo perché? Perché l'agnello da quel momento in poi sarebbe stato lui stesso, sacrificato sulla croce per il peccato dell'intera umanità, non più soltanto per il popolo ebreo. Ma una cosa fatta è fatta. Perché farla ancora? Perché continuare ad uccidere migliaia di agnelli, me lo spiegate? Non c'è alcuna base biblica che possa giustificare un tale massacro, se non una stupida consuetudine senza senso.


Ecco perché vi supplico: mettete fine a questa strage di agnelli in questo giorno. E non solo gli agnelli, anche le galline, i vitelli, i maiali, andrebbero rispettati un po' di più, non trattati come pezzi di carne da ammassare in improbabili gabbie da allevamento intensivo, con una vita miserabile di sofferenza. La carne che mangiamo è una carne che ha sofferto tutta la vita. Come può dare giovamento alla nostra vita?


Oggi, più che accaparrarci agnelli sugli scaffali, aumentiamo la nostra dose di rispetto per ogni genere di vita sulla terra, anche quella destinata alla nostra alimentazione. 

venerdì 7 aprile 2023

APRILE A TAVOLA

Tante possibilità di salute fra gli ortaggi e i frutti disponibili in questo mese.

La nespola

Primizia vitaminica che dona immediato vigore

Morbida e succosa, la nespola, già al primo morso, rivela un delizioso equilibrio tra dolcezza e acidità. L'inconfondibile frutto arancione, che inizia ad essere di stagione proprio ad aprile, era noto già ai Romani. Ricca di antiossidanti, vitamine del gruppo B, magnesio e potassio, la nespola è diuretica, saziante, rinvigorente e in più riattiva delicatamente l'intestino. Provala in un centrifugato casalingo insieme a una mela e a rizoma fresco di zenzero grattugiato e bevi a colazione con uno yogurt greco.


 I lupini

Proteine verdi che saziano a lungo

In primavera vale la pena riscoprire questo legume che, fin dall'antichità, è stato coltivato in Medio Oriente e nell'area mediterranea. Grazie alla ricchezza di acqua e proteine e alla presenza di ferro e potassio, i lupini sono alimenti energizzanti e diuretici e, secondo alcuni studi, sono utili anche per prevenire l'eccesso di colesterolo nelle arterie. Vanno consumati rigorosamente dopo la cottura: provane 4-5 a merenda per placare la fame e rinnovare le energie psicofisiche fino a fine giornata. Oppure mettili in una saziante e sostanziosa insalata primaverile insieme a fave, carote, cipolla rossa e sedano.


 

L'ortica

L'erba selvatica alleata del sangue

Lontana parente della menta, l'ortica è un'erba ricca di virtù benefiche. Aprile è il mese migliore per raccoglierla, tagliandone le cimette (usando dei guanti di gomma!). Lasciala in ammollo per qualche ora per privarla dell'effetto urticante e usala per realizzare tisane e succhi o anche in insalate di cereali tiepide. L'ortica favorisce l'ossigenazione e l'alcalinizzazione del sangue ed è particolarmente ricca di ferro: ne ha quasi il doppio degli spinaci!


I succhi primaverili rinnovano le acque interne

Con i frullati di sedano, carote viola e germogli, doni ai reni una benefica pioggia che spazza via le tossine stagnanti.

Aprile segna definitivamente il trionfo della primavera. E' il mese della fioritura e della rinascita, tanto che il suo stesso nome potrebbe derivare da Afrodite o da aphros, la spuma dalla quale, secondo il mito, è nata la dea dell'Amore. Come ci ricordano innumerevoli motti popolari, aprile è anche il mese delle acque: le piogge imprevedibili inondano i campi e gli orti, dissetando le piante che in estate daranno i frutti più succosi e saporiti. Regala anche al tuo corpo una rigenerante pioggia interna primaverile. Proprio questo mese, la natura offre ortaggi alleati soprattutto della buona funzionalità dei reni, gli organi che più di tutti sono legati all'elemento acqua, alla depurazione, ma anche, indirettamente, alla salute di cuore (perché influenzano la pressione sanguigna), pelle e apparato digerente. 



Bevi regolarmente nel corso di tutta la giornata, alternando l'acqua minerale a infusi di ortica e bardana: queste erbe diuretiche sono perfette per rinnovare le acque della nostra sorgente interna, ripulendo le vie urinarie ed eliminando le tossine liquide stagnanti. 

Agli spuntini sorseggia centrifugati di sedano, crescione e spinacini crudi o frullati a base di barbabietola, carote viola e una manciata di germogli di alfa-alfa. Asparagi e lattuga sono alimenti prediletti per i pasti: meglio accompagnarli con fave e lupini, ottime fonti proteiche alternative ai cibi di origine animale, che in eccesso, possono affaticare i reni. Da limitare, per lo stesso motivo, anche lo zucchero bianco: scegli la dolcezza naturale delle fragole e dei primissimi frutti di bosco, preziosi alleati delle vie urinarie. 



Fonte: Riza Alimentazione Naturale

martedì 4 aprile 2023

4 DOMANDE CHE CI FACCIAMO SPESSO

Bere acqua con troppo calcio provoca calcoli renali?

FALSO

Non c'è alcuna correlazione tra l'introito giornaliero di calcio e la formazione di calcoli renali in assenza di patologie e fattori di rischio specifici. Le acque più ricche di calcio, cioè che ne contengono più di 150 mg per litro, sono definite carbonato calciche e solitamente sono naturalmente leggermente frizzanti. Anche l'acqua del rubinetto è ricca in calcio, dal momento che contiene spesso calcare, di cui il carbonato di calcio è il maggiore componente. Non è stato evidenziato nessun nesso, però, tra il bere quest'acqua e la formazione di calcoli. Anzi, gli studi dimostrano che consumare almeno 2 litri di acqua al giorno aiuta a prevenire la formazione di calcoli renali. 

La carne al sangue non è adatta agli over 70?

VERO

Con l'avanzare dell'età si osserva una progressiva perdita di massa muscolare, tecnicamente chiamata sarcopenia. Proprio come avviene per gli altri organi, infatti, anche il muscolo tende ad invecchiare e si assottiglia. Ma tutto questo si può prevenire, con un corretto apporto proteico, associato ad una attività fisica adeguata. La carne, tra tutti gli alimenti, riveste un ruolo importante per garantire il giusto apporto di proteine. Ma negli over 70 lo stomaco e l'intestino diventano sempre meno efficienti, per via di una ridotta secrezione acida gastrica, il che rende più difficoltoso scomporre e assorbire le proteine e inoltre limita l'assorbimento di ferro e vitamina B12. Secondo uno studio pubblicato sul prestigioso American Journal of Clinical Nutrition, gli anziani over 70 riescono più facilmente ad assimilare le proteine della carne, quando questa è ben masticabile e ben cotta, senza bruciature. 

Chi ha il diabete deve rinunciare ai cereali?

FALSO

I cereali in chicco e anche il riso possono essere inseriti nella dieta dei diabetici, a patto che si tratti di varietà integrali e che vengano abbinati a molte verdure e ad alimenti fonte di proteine o grassi. Un soggetto diabetico deve infatti prestare massima attenzione all'iperglicemia (ovvero l'elevato livello di glucosio nel sangue) che insorge dopo mangiato. Per valutare le diverse risposte glicemiche ai cibi contenenti carboidrati si utilizza l'indice glicemico, che misura la capacità di un certo cibo di aumentare la glicemia. Accanto al concetto di indice glicemico, però, è stato introdotto quello di carico glicemico, in cui si combina l'indice glicemico con la quantità di alimento assunto al pasto: abbinare i cereali integrali o il riso integrale a tante fibre, proteine o grassi buoni riduce il carico glicemico del piatto. 


Il latte può aiutare in caso di acidità gastrica

VERO

Con acidità gastrica si indica la sensazione di bruciore che si avverte allo stomaco e tende a risalire verso l'alto. Mentre i latticini possono stimolare un'ulteriore sintesi di acidi gastrici, il latte, in particolare freddo, non causa disagio (tranne in soggetti intolleranti o con altri problemi intestinali). Anzi, grazie alla sua alcalinità, assunto in piccole quantità, il latte ha un effetto tampone immediato sull'acidità gastrica. E' da preferire però nella versione parzialmente o totalmente scremato. Il latte intero infatti, essendo più ricco di grassi, tende a cagliare nello stomaco, ne rallenta lo svuotamento e può così peggiorare l'acidità gastrica. 


Fonte: Riza Alimentazione Naturale


lunedì 3 aprile 2023

La cerimonia del tè per favorire la fioritura dei pensieri positivi

Nella quotidianità della nostra epoca, tante cerimonie e riti del passato sono tramontati. Oggi prendiamo un caffè di corsa, come facciamo di corsa quasi tutte le attività della giornata. Siamo lontani anni luce dai ritmi di un tempo, che scorrevano lenti, accompagnando le stagioni, i venti, gli alberi, le albe, i tramonti. La civiltà contadina, che ha caratterizzato il nostro territorio per secoli, non sapeva neanche il significato della parola "fretta". Piuttosto conosceva molto bene il significato di "attesa". 


Già questa semplice riflessione ci fa capire quali sono le radici della nostra inquietudine moderna. La necessità di essere performanti ed efficaci, ci fa perdere di vista tutto il significato della vita, le sue sfumature meno intense, più dolci, più importanti per il benessere spirituale e fisico. Ma come tornare a quegli istanti di puro piacere? Come rispristinare l'attesa, il piacere del godimento puro, di una mente aperta e pronta a scoprire ogni più piccolo particolare del mondo che ci circonda?

Secondo la saggezza orientale, il rituale per eccellenza, per ottenere questi risultati, è la cerimonia del tè, da tenersi nella stanza del tè. Ora, è chiaro che non dobbiamo per forza avere una stanza del tè deputata allo scopo, ma il tutto può rivestirsi di un significato recondito e profondo, in una virtuale stanza del tè da allestire dentro di noi, e da raggiungere almeno una volta al giorno, nel silenzio della meditazione e della riflessione, accompagnando il percorso con una buona tazza di tè, appunto. 


Ma vediamo quali sono le caratteristiche di questa cerimonia, per cercare di riprodurle, per quanto possibile, nella nostra giornata e nel nostro vivere contemporaneo. 

1 - Il percorso (o sentiero)

Coloro che vogliono prendere parte alla cerimonia del tè, per raggiungere la stanza giusta, percorrono un sentiero all'interno di un giardino che, simbolicamente, li allontana dalle preoccupazioni della vita quotidiana e li conduce al nucleo interno, lo spazio interiore, nascosto alla vista degli altri. 

2 - L'ingresso (la porta)

Per accedere alla stanza vera e propria, bisogna abbassarsi. L'ingresso è minuscolo, molto al di sotto della comune altezza di una persona. Nessuno può sottrarsi a questo movimento del corpo, perché l'ingresso è uno solo, e non c'è modo per evitarlo.

3 - L'arredamento

La stanza è spoglia, semplice: l'ambiente vuoto rappresenta lo spazio del nulla, che per i Taoisti coincide con l'Essenza, il principio creativo dell'Universo. Ci sono solo le poche cose necessarie per lo svolgimento della cerimonia: i tappeti per inginocchiarsi, e il tokonoma, una sorta di spazio ricavato in una nicchia, nel quale c'è solo una scritta sacra, appesa sul muro, ed una sola pianta, un fiore, oppure un bonsai.

4 - La cerimonia

Il rito della preparazione del tè viene svolto da una persona incaricata allo scopo. Essa entra nella stanza con gli strumenti necessari, li depone a terra, o su un tavolinetto basso, e si dedica con molta cura e scrupolo ai movimenti necessari per la preparazione del tè, gli stessi da sempre. 


Come si può facilmente interpretare, questi semplici elementi ci consigliano un percorso che allontana dalle attività consuete, una specie di rinuncia alla propria "altezza", un ridimensionamento di sé, per entrare nella stanza. Il tokonoma è messo lì apposta per ricercare l'ineffabile grandezza che si può scoprire nei più piccoli elementi della vita, e inginocchiarsi significa essere disposti ad accogliere qualcosa di prezioso, di immenso, nella nostra piccola vita. Tutto qui. Piccole, semplici cose, piccoli passi, da compiere ogni giorno, con la scusa del tè, potremmo dire, per ritrovare noi stessi e la gioia dei piccoli gesti. 

Bere il tè, infine, significa entrare nel regno delle acque, rinascere, tornare al liquido amniotico che avvolgeva l'embrione dal quale abbiamo avuto origine. Così un piccolo gesto diventa come un battesimo, un'immersione, una porta aperta sull'immenso. 


Per approfondire l'argomento, vi rimando alle bellissime pagine che descrivono la cerimonia del tè, in un sito giapponese: 

https://www.nihonjapangiappone.com




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Set regalo con teiera per infusione e fiori di tè. 
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domenica 2 aprile 2023

LO ZENZERO - Prodigioso rimedio per stomaco e colon

Digestivo, antinfiammatorio e carminativo: è un vero toccasana contro gonfiore, mucose irritate e dispepsie.

Un legame che dura da millenni, quello tra lo zenzero e i popoli di tutto l'Oriente: non c'è tradizione che non abbia riservato il giusto spazio a questa radice della famiglia delle Zingiberacee e alle sue proprietà antiossidanti, digestive, antinfiammatorie, depurative e corroboranti. In Europa lo zenzero e la sua fama sono arrivati più tardi, al seguito dei soldati di Alessandro Magno, al ritorno dalle campagne in Asia. Inizialmente usato come medicina e poi relegato al ruolo di condimento culinario, oggi lo zenzero è finalmente e definitivamente tornato in auge in Occidente, complici i diversi studi scientifici che ne hanno confermato le proprietà che già le tradizioni antiche avevano intuito. 


Il dono prezioso dell'Estremo Oriente

I principi attivi dello zenzero ( ne sono stati identificati almeno 115 diversi!) si concentrano nel rizoma, la parte carnosa bianco-giallastra, dal tipico sapore che pizzica la lingua. Particolarmente ricco di minerali (potassio, magnesio e calcio) e interessante fonte di vitamine B, lo zenzero ha il suo primo punto di forza nella presenza di gingeroli e shogaoli. Questi principi attivi sono i principali responsabili degli effetti benefici dello zenzero. Tra questi, molti sono a vantaggio dell'apparato gastrointestinale, a partire dalla capacità di alleviare il senso di nausea in modo efficace e rapido, agendo non sul sistema nervoso centrale (come fanno i farmaci antiemetici) ma direttamente a livello gastrointestinale. 


Toglie i pesi dopo i pasti

Consumare regolarmente lo zenzero, mantiene lo stomaco efficiente: evita il rischio di dispepsie, pesantezza dopo i pasti e tensioni e dolori addominali dovuti ad un rallentamento digestivo e a conseguenti meteorismo e fermentazioni. I gingeroli contribuiscono alla produzione dei succhi gastrici e al processo di peristalsi lungo le pareti di esofago, stomaco e intestino. 

Glicemia ok: previene anche il diabete di tipo 2

Secondo i ricercatori dell'Università di Scienze Mediche di Tehran, un consumo regolare di zenzero aiuterebbe i pazienti a contrastare il diabete di tipo 2. Sempre merito di gingerolo e shogaolo: sono loro che vanno ad influire anche sulla sensibilità all'insulina dell'organismo, oltre che sulla capacità delle cellule muscolari e adipose di assorbire più glucosio.

Pelle più liscia, ecco perché è un elisir di eterna giovinezza

Il gingerolo contenuto nel rizoma di zenzero è anche un efficace antiage. Il suo potere antiossidante mantiene la pelle giovane e in salute, grazie all'azione di contrasto ai dannosi radicali liberi, che in eccesso, favoriscono l'invecchiamento e la degenerazione delle cellule. Inoltre lo zenzero aiuta la produzione del collagene, una proteina fondamentale per mantenere la pelle elastica e compatta. 

Come decotto, se lo bevi sgrassa la ghiandola epatica

Bere una tazza di decotto allo zenzero con succo di limone è un buon modo per disintossicare la ghiandola epatica. Uno studio iraniano ha notato che consumare zenzero per 12 settimane ha ridotto il grado di steatosi non alcolica, cioè il fegato grasso. Il consumo della spezia è in grado di ridurre i grassi nel sangue, limitandone l'assorbimento da parte del fegato. 


E' un antidolorifico naturale pronto da servire in tavola

Secondo uno studio, contro l'osteoartite lo zenzero funziona meglio dell'ibuprofene. In più aiuta a trovare sollievo dai dolori muscolari.

Una ricerca portata avanti dall'Università di Copenaghen ha dimostrato che la radice sarebbe più efficace dell'ibuprofene, soprattutto nel trattamento di dolori articolari come artite reumatoide e osteoartite. L'azione dell'estratto di zenzero è stata osservata in vitro sia su cellule sane che su cellule colpite da artrite e confrontata con quella dell'ibuprofenene e del cortisone. A sorpresa, l'ibuprofene, uno tra i farmaci antidolorifici più comuni disponibili in commercio, non ha modificato la produzione delle citochine, molecole proteiche in grado di causare infiammazione e scatenare il dolore. Sia il cortisone che l'estratto di zenzero, invece, hanno avuto un impatto positivo nel diminuire il dolore.

Sollievo ai muscoli

Una conferma è arrivata anche dal Centro per gli affari medici dei veterani di Miami, dove 247 pazienti con osteoartite al ginocchio hanno provato meno dolore e ridotto il consumo di farmaci dopo aver consumato regolarmente estratto di zenzero. Una ricerca del 2010 ha suggerito invece che usare un paio di grammi di zenzero in cucina per 11 giorni possa limitare i dolori muscolari legati ad attività fisica e allenamenti intensi. I soggetti hanno confermato che lo zenzero non ha effetto immediato, ma riduce la progressione del dolore giorno per giorno. Utilizza preferibilmente zenzero biologico in polvere, qui lo trovi su Amazon

Tre ricette nel bicchiere

Da solo lo zenzero è senz'altro efficace, ma in coppia fa prodigi. Ti suggeriamo qualche abbinamento utile per la salute. Se lo usi nelle tue ricette invece, che sia fresco o secco, aggiungilo soltanto a fine cottura. 

Con il mango

Il tangawizi, bevanda africana a base di zenzero e mango, è un ottimo rimedio per lenire le infiammazioni e un potentissimo antiossidante, dato che il mango è un frutto ricchissimo di vitamine antiage. Preparane una versione casalinga: mixa mezzo mango, una tazza di succo di arancia e un cucchiaino di zenzero in polvere. 


Con carote e limone

Metti nel mixer 3 carote, 2 arance, il succo di un limone e 3 cm di radice di zzenzero. 
Frulla e diluisci con acqua a piacimento. Decora il drink con 3 mandorle, così da meglio assimilare le vitamine che contiene. Questo frulla è ricco di vitamina C, che insieme ai gingeroli dello zenzero, ti aiuta a superare i malanni e i raffreddamenti di stagione. 

Con il tè verde

Il tè verde allo zenzero disintossica stomaco e intestino, drena i liquidi in eccesso e favorisce lo scioglimento del grasso corporeo. Inoltre abbassa il colesterolo nel sangue e ti fa smaltire le tossine. Un'unione fortunata facilissima da ottenere: metti in acqua fredda due fettine di zenzero fresco e porta ad ebollizione. Spegni il fuoco e lascia passare 2 minuti. Poi aggiungi 5 grammi di tè verde. Lascia riposare 5 minuti, filtra e bevi. 


Fonte: Riza alimentazione Naturale




venerdì 31 marzo 2023

ALLERGIE DI PRIMAVERA, NON FARTI SORPRENDERE!

Se i pollini primaverili sono dietro l'angolo, puoi giocare d'anticipo: bastano piccole correzioni alla dieta quotidiana, per prevenire o attenuare i sintomi che colpiscono le vie respiratorie.

Per il 20% della popolazione, l'arrivo della primavera non significa solo giornate di sole e lunghe passeggiate, ma anche (o soprattutto) allergie e problemi respiratori. I sintomi allergici che fanno la loro comparsa con la bella stagione sono dovuti in genere all'abbondanza di pollini nell'aria, che scatena nei soggetti predisposti una reazione immunitaria sproporzionata, che spinge l'organismo a produrre gli anticorpi noti come immunoglobluline e a stretto giro l'istamina. Accanto a cortisone e antistaminici, il giusto approccio alimentare è fondamentale per prevenire o attenuare i sintomi allergici. Ecco alcune regole d'oro, suggerite da Marcello Mandatori, medico esperto in nutrizione, specialista in Ecologia clinica, docente di nutrizione olistica presso l'Università Tor Vergata di Roma e autore di "La dieta antiallergica", edito da Tecniche Nuove. (qui su Amazon)

Cosa fare e non fare a tavola

Evita formaggi stagionati, birra, vino e cioccolato. Alcuni alimenti contengono due sostanze, la tiramina e la fenilentiamina, che stimolano la produzione dell'istamina, aggravando i sintomi allergici. I cibi problematici sono i formaggi stagionati, il vino, il cioccolato, il pesce in scatola, i salumi, la birra, le noci, le nocciole e le arance. In generale è bene evitare tutti gli alimenti conservati, perché potrebbero contenere additivi che, nei soggetti predisposti, rischiano di peggiorare i disturbi causati dall'allergia. 

Prenditi cura dell'intestino con i fermentati giusti. L'utilizzo massiccio di farmaci causa un disequilibrio della flora batterica, spiega Mandatori, che perde la sua efficacia nel proteggerci dalle allergie respiratorie. Come ha evidenziato una ricerca dell'Università della Pennsylvania, la flora batterica dell'intestino è fondamentale per contrastare lo sviluppo di allergie delle vie aeree, in particolare dei fenomeni asmatici. Il suo indebolimento, anzi, sarebbe causa del sempre più frequente manifestarsi di allergie tra gli adulti. La dieta quotidiana deve essere gradita all'intestino, cioè varia, vegetale e ricca di fibre, yogurt e alimenti fermentati come kefir, miso, tempeh e kombucha. A inizio primavera è utile anche assumere probiotici per 2-3 settimane. 



Non esagerare con latticini e solanacee. Secondo Mandatori, per asmatici e rinitici è utile, all'inizio della primavera, evitare il latte, i suoi derivati e tutti i cibi che lo contengono e anche le verdure della famiglia delle Solanacee, quindi pomodori, melanzane, peperoncini, peperoni, paprika e patate. Il nostro organismo può avere reazioni avverse agli alimenti di diversa natura: allergie alimentari, pseudo allergie, ipersensibilità, intolleranze, spiega l'esperto, tutte queste reazioni possono interagire, accentuandoli, con gli effetti delle allergie ai pollini. Nei casi di rinite e asma, continua, gli alimenti non tollerati più importanti da un punto di vista statistico sono il latte e i suoi derivati, il pomodoro e la famiglia delle Solanacee

L'infuso contro la rinite, il sambuco

In caso di rinite può essere utile bere un infuso di sambuco: lascia 8 grammi di fiori secchi di sambuco in 500 cc di acqua bollente per 15 minuti. Si possono assumere 3 cucchiai di questo infuso in mezzo bicchiere di acqua tiepida, più volte al giorno. (qui lo trovi su Amazon)

Spaghetti di Konjac una volta a settimana

Gli spaghetti di konjac si ricavano dall'omonima radice, ricchissima di glucomannano. Questa fibra è molto speciale perché, oltre a favorire la regolarità intestinale, nutre i "batteri buoni" dell'intestino, migliorando quindi l'efficienza della flora batterica anche nel proteggerci dalle allergie. (qui li trovi su Amazon)



Capperi, ribes e papaia sono cibi antistaminici

Nella dieta contro le allergie respiratorie, i primi alleati sono i cibi ricchi di vitamina C (o acido ascorbico): hanno un potenziale antiallergico davvero notevole e non devono mancare nei periodi critici, perché la vitamina C è una naturale antagonista dell'istamina. In primavera puoi trovare acido ascorbico in abbondanza nel ribes, nel prezzemolo fresco, e anche nell'olio. In quantità minore la vitamina C si trova anche nei cavoletti di Bruxelles, nei cavoli, nelle cime di rapa, nella papaia e nei limoni. Evita le arance, che stimolano invece la produzione di istamina. Tra i cibi ricchi di vitamina C ci sono anche i capperi. Antiossidanti, antinfiammatori, poco calorici e facilmente digeribili, i capperi in realtà non possono mancare nella dieta antiallergica soprattutto perché contengono principi attivi antistaminici, efficaci contro tutti i principali tipi di allergie. Aggiungili spesso alle tue insalate, dopo averli dissalati. Anche le alghe, in particolare le wakame, possono aiutare. Da non dimenticare, le uova di quaglia, ottimi anti allergeni naturali. Oltre ad essere molto nutrienti e più leggere di quelle di gallina, le uova di quaglia, consumate regolarmente, ostacolano la produzione di istamina da parte delle cellule. In Italia, nei negozi specializzati e on line, trovi facilmente anche l'estratto liofilizzato di queste uova: puoi prenderne un cucchiaino al risveglio e uno prima di pranzo, a digiuno, nelle prime 2-3 settimane di primavera. Su Amazon trovi le capsule per una cura di tre mesi, due volte al giorno. 

Fonte: Riza Alimentazione Naturale